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Home Ecologia ed Ambiente Città di transizione: come vivere senza petrolio


Città di transizione: come vivere senza petrolio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippina Bubbo   
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E se un giorno ci svegliassimo è fosse tutto fermo. Niente macchine, trasporti bloccati, supermercati senza rifornimenti, fabbriche chiuse. E' finito il petrolio.
Saremmo in grado di rimboccarci le maniche e fare qualcosa per sopravvivere?
Non so cosa saremmo in grado di combinare!
E così ieri sera (presso il Cortile caffè di Bologna) sono stata ad un incontro organizzato dall'Associazione Civico 32.
Si parlava di città di Transizione: come creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio.
A parlarne Cristiano Bottone, vicepresidente e fondatore di Transition Italia.
Eloquio scorrevole ed esempi pratici, così Cristiano ha spiegato, alla sala con almeno 50 presenti, concetti come resilienza e permacultura.
La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi e sopravvivere a eventi esterni anche di tipo fortemente traumatico. Per la nostra società fortemente dipendente dal petrolio sarebbe un bel trauma sapere che la risorsa energetica più sfruttata (il petrolio appunto) non è più disponibile o non lo sarà più a basso costo!. Il petrolio è una risorsa limitata e in tempi di crisi (come quella che stiamo vivendo) sarebbe utile sapere come ( o preparsi ) a farne a meno.
Da 150 anni il nostro sviluppo è basato quasi unicamente sullo sfruttamento del petrolio. I governi - nonostante da anni si parli del problema - non hanno sviluppato tecnologie alternative e valide per tenere in piedi il sistema così come è strutturato oggi.
Il nostro benessere poggia su una base troppo fragile. Ecco come Cristiano ha spiegato il nostro rapporto con il sistema in cui viviamo.
Immaginiamo un panda (bassa capacità di resilienza) e un topo (alta capacità di resilienza).
Il panda ha bisogno del proprio habitat per sopravvivere. E' difficile che si adatti ad altre condizioni. Il rischio è l'estinzione.
Invece il topo è altamente adattabile. Mangia qualunque cosa ed prolifico all'inverosimile.
La capacità di adattarsi garantisce la sopravvivenza.
Il nostro sistema industrializzato è certamente comodo, ma ci ha resi tutti un pò "panda". Sarebbe difficile sopravvivere fuori da questo sistema.
Ed è ormai evidente che questo sistema è al collasso. Bisogna imparare dai topi.
Creare comunità solidali e capaci di adattarsi, saper ottimizzare le risorse per creare rete.

Nasce così il progetto della Transizione: un movimento culturale che vuole ricondurre i modelli sociali e di sfruttamento delle risorse a una dimensione che riconosca e rispetti i limiti biologici del pianeta. L'obiettivo del progetto è di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio.
Nascono così dei gruppi strutturati in cui le persone che vivono in uno stesso posto creano nuove relazioni sociali basato sulla condivisione di sapere ed insieme imparano: " a saper fare". A saper far di tutto: piantare alberi, coltivare orti, installare pannelli solari, ricostruire le relazioni sociali, formazione, sostiene l'economia locale, modifica le strade, stende piste ciclabili, rende le piazze ospitali, e così via.
La Transizione fornisce un metodo e tanti strumenti operativi che vengono continuamente rivisti e migliorati grazie all'apporto di tutte le esperienze in corso.

La Transizione propone un modello diverso, ispirato alla Permacultura (disciplina che in Italia è praticamente sconosciuta). La Permacultura studia il modo in cui la natura si organizza e ne imita le strategie applicandole agli insediamenti umani, all’agricoltura, all’economia fino a diventare una vera e propria filosofia generale.

Seguendo la logica della Permacultura la Transizione propone:

  1. La rilocalizzazione delle risorse fondamentali della comunità (cibo, energia, edilizia, sanità, oggetti d’uso primario).
  2. La ricostruzione di un florido sistema economico locale (chi gode dei soldi che guadagni?)
  3. La riqualificazione delle persone (quante cose sai fare che servono davvero a qualcosa?)
  4. La riduzione del fabbisogno energetico e l’uso attento delle risorse (la natura non spreca e se ci pensate bene il concetto di “rifiuto” in natura non esiste)
  5. Una rivoluzione che nasce dal basso, un percorso in cui la comunità individua e attua le soluzioni che ritiene più efficaci e progetta il proprio futuro partendo da piccoli gruppi di cittadini.

Meraviglioso effetto collaterale di questo impegno è quello in cui la folla di individui prodotta dall’attuale economia di mercato ridiventa Comunità, organismo sociale fatto di interconnessioni e relazioni umane.

Per ulteriori informazioni:
Io e la transizione il blog di Cristiano Bottone

L'immagine dell'articolo è tratta dal sito
www.scuoladipratichesostenibili.it
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