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Low Music & Spaces

19425 565618193467106 1221373419 nA STEP TO DELIRIUM è una band composta da Roberto Mencarelli (Basso / Voce),Filippo Apostolico (chitarre), Lorenzo Flavi (chitarre / cori) e Mattia Minelli (batteria); nel gennaio 2013 hanno pubblicato il loro primo ep dal titolo "FIRST STEP". Si tratta di quattro brani ed una cover dei Beatles.
È interessante l'approccio di questi quattro giovanissimi ragazzi alla musica in quanto propongono un rock molto 'blueseggiante' che risulta fresco e piacevole dal primo ascolto. Ad esempio "Going to play some rock'n'roll" è una canzone molto coinvolgente con un bel sound rock che gode di un'ottima musicalità tradotta in una grande energia fatta anche di riuscitissimi riff. In "Pretty little baby" ci si immerge fino al collo nel blues con la b maiuscola e la band dimostra di saperci fare.

Si prosegue col blues della affascinante e stimolante "Deep cut" per arrivare alla più romantica "Blue eyes" dove si cambia registro con un'atmosfera più intima ed un azzeccato ritornello graffiante. Chiude la tracklist una scatenata cover di "Helter Skelter" dei Beatles in cui gli A Step to delirium scaricano tutta la loro rabbia artistica e riescono a personalizzare una delle più celebri canzoni dei baronetti di Liverpool. ASTD 3
Il quartetto umbro è solo al suo primo passo ma, se questi sono i presupposti, c'è da attendersi tanto. Prima prova da applausi.  

 

TRACCE

1.Going to play some rock'n'roll
2.Pretty little baby
3.Deep cut
4.Blue eyes
5.Helter skelter (Beatles cover)


Ascolta gratis FIRST STEP

Guarda Helter Skelter (cover Beatles) live

 


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maddaicoverLuca Cattaneo (Voce e chitarra), Edoardo Converso (Basso), Alberto Filippini (Tastiere e sintetizzatori) e Andrea Pochettino (Batteria) sono i MADDAI ed hanno pubblicato nel marzo 2013 il loro disco d'esordio dal titolo “Non è facile essere alla moda”. Il quartetto torinese decidono di incentrare il loro disco sull'ironia, sulla smania di apparire ad ogni costo in un mix di melodie accattivanti che strizzano l'occhio ad un'orecchiabilità disarmante. Nelle 11 tracce del disco sfilano una carrellata di stereotipi ossessionati dall'idea di dover essere “normali” ed alla moda. Il messaggio e` chiaro: chi privilegia l’apparire ad ogni costo non puo` che finire per danneggiare se stesso. Rincorrere la moda in un affannoso tentativo di mostrare cio` che non si e`, essere sempre sulla cresta dell’onda, “sul pezzo”, sempre al centro dell’attenzione, “vincenti” a tutti i costi: così l’hipster “finge di essere un nerd” risultando ridicolo, la ragazza ubriachella è talmente ubriaca da non ricordarsi di essersi innamorata la sera prima, la ragazzina con la borsetta Louis Vuitton litiga con l’amica perche´ non vuole prestarle il suo nuovo “giocattolo”. maddai 0023 web

A livello musicale “Non è facile essere alla moda” è un disco scacciapensieri, con dei suoni 'curati' dalla produzione artistica di Madaski e con dei riff che entrano in testa fin dal primo ascolto.

I Maddai sono energici, cinici, ironici, brillanti: porteranno una ventata d'aria pulita nella vostra giornata.

 

TRACCE

1. Berremo gioia
2. Borsa
3. Fingo di essere un Nerd
4. Difatti
5. Professore Antonio Boninsegna
6. Ho sete
7. Inciampare in te
8. Ragazza ubriachella
9. Perché sono una pecora
10. Tutto pulito
11. Castello di sabbia

 

ASCOLTA GRATIS “Non è facile essere alla moda”

Guarda il videoclip di "Fingo di essere un nerd"

Abbiamo contattato Giulio Ronconi che è a capo del progetto Hey Saturday Sun che ci ha raccontato la sua musica, le sue canzoni, il suo disco recentemente pubblicato, i suoi progetti futuri e molto altro. Buona lettura!!!

 

hey saturday sun 21. Chi c'è dietro il progetto HEYSATURDAYSUN? 
Io scrivo i pezzi e li suono, ma in alcuni pezzi ci sono poi degli amici che mi aiutano. In questo primo disco ci sono anche Marta Paccara, Alessandro Beltrame, Saverio Paiella e Lorenzo Bernardini (aka Thumbsucker).   


2. Il tuo disco “Hey Saturday Sun 1” è uscito lo scorso 20 febbraio 2013. Innanzitutto: Perché hai deciso di pubblicare questo disco? Quali sono state le tue influenze nella preparazione del disco?  
Quando avevo ventanni per me suonare significava soprattutto divertirmi, non pensavo a migliorare musicalmente e ho perso molto tempo. Fare questo disco a trentun' anni a livello personale è stato un modo per recuperare il tempo perduto.
Per quanto riguarda le influenze posso dire che nel periodo in cui facevo i pezzi del disco (quindi un anno fa) avevo ripreso ad ascoltare gli Slowdive e lo shoegaze in generale, poi ascoltavo molti pezzi commerciali degli anni '80.
 
3. Il disco invade molti territori musicali: dall'ambient al post-rock, dalla new wave all'elettronica. Si tratta di dieci brani con atmosfere differenti e distinte. Come sei riuscito a far convivere queste diverse anime sonore? 
Credo che i generi, nella musica come in altre arti, siano un mezzo più che uno schema dentro cui muoversi. Non credo siano limitazioni, ma elementi compositivi. Se li usi con la dovuta arroganza non tolgono personalità a quello che fai.
 

4. Colpiscono molto brani come “Lullaby” (sia la prima che la seconda parte), “Swine flu shot”, le due parti di “Museum of revolution”, “The other city”. Colpisce la cura dei suoni e la sperimentazioni. Dal punto di vista compositivo, come organizzi il tuo lavoro sui suoni? 734507 10200303397938574 965960147 n
Solitamente li faccio con molta pazienza di mattina quando ho diverse ore libere, perchè mi vengono meglio se sono concentrato. Qualche volta mi si blocca il cervello, allora faccio passare diversi giorni in cui non ascolto il pezzo, poi mi ci rimetto. Comunque ogni pezzo è una storia un pò a se. In "1.9.8.9", ad esempio, ho cercato con Saverio Paiella (l'arrangiatore del brano) di usare gli strumenti che usavano i gruppi synth pop nella seconda metà degli anni 80, per riprodurre esattamente quelle sonorità. "Swine Flu Shot", invece, è nata in pochi giorni, dopo che avevo scoperto per caso su youtube una vecchissima pubblicità delle lobby farmaceutiche statunitensi, per promuovere la vendita del vaccino contro l'influenza suina. Uno spot allegro, amorale e malato come la cultura statunitense; mi ha ispirato molto, ho capito subito come tagliarla ed effettarla e che suoni di synth mi servivano.
Inoltre penso che nel fare i suoni l'aiuto di un tecnico bravo come Alessandro Beltrame sia stato decisivo.
 
 
5. Cosa ti aspetti dall'uscita del tuo disco? Hai in programma presentazioni/tour/collaborazioni?
 In generale preferisco non avere aspettative, non è molto saggio. Voglio soltanto fare altri dischi e farlo nel modo migliore che posso. Spesso negli ultimi mesi i pezzi di questo mio disco solista vengono usati in cortometraggi, documentari, reading di poesie ecc... Questo mi fa davvero molto piacere.
Con Hey Saturday Sun non farò live finchè non sarò ricco e potrò permettermi di pagare la gente che mi monta gli strumenti. Dal vivo suonerò a breve con i Don Boskow, un progetto che si preannuncia esplosivo. Sto convincendo il chitarrista che è forte fisicamente e mentalmente a trasportare e montare le tastiere prima e dopo i concerti in cambio di lezioni sulla vita.
 
1f0d6. Se dovessi consigliare tre band contemporanee, quali sceglieresti? 
Jon Hopkins, Apparat e Micah P. Hinson
 
 
7. Quale è il tuo punto di vista sulla musica italiana oggi? 
Credo che in Italia ormai, come in altri paesi, ci sia molta più musica bella di quanto la gente creda. Basterebbe ascoltarla con calma. Ci sono anche dei gruppi che reputo un pò trendy e urticanti tipo lo Stato Sociale o i Cani tanto per dire, ma sono pochi. In questi giorni ad esempio sto ascoltando i Port Royal, i Flower or Razorwire e i Welcome Back Sailor. Se togliamo la solita roba nazional popolare e quella dei poveri di spirito, in Italia non ci possiamo lamentare affatto della qualità degli artisti. I problemi sono tutti gli altri che sappiamo.

 

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Ascolta gratis il disco su bandcamp:

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Abbiamo contattato i Tomakin che ci hanno raccontato la nascita del loro nuovo disco dal titolo "Epopea di uno qualunque", abbiamo parlato delle loro canzoni, della loro musica, dei loro progetti futuri e molto altro. Buona lettura.

 

tomakcover1. Chi sono i Tomakin secondo i Tomakin?
I Tomakin non sono altro che… prossima domanda?

 

2. Come definireste la vostra musica? Se doveste dare tre aggettivi alla vostra musica, quali scegliereste?
La nostra musica è nervosa, leggera ma psichedelica, ti dà uno schiaffo e poi porge l’altra guancia. Ballabile, a tratti ubriaca, a tratti estremamente lucida.

 

3. Cosa rappresenta per voi la musica (la vostra e quella che ascoltate)?
La musica è arte, ma non solo. E' immedesimarsi nei testi e nel ritmo. Per noi è divertimento, ma anche uno stile di vita più o meno salutare, è un continuo processo creativo e evolutivo, è sopportarsi a vicenda, è un rischio ed è una cura contro la noia.


4. Ascoltando il vostro nuovo album “Epopea di uno qualunque”, ci si imbatte in un mix di storie appassionanti e piacevoli musiche che catturano l'attenzione dell'ascoltatore. Innanzitutto: come mai il titolo? Come è nato questo disco? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Dopo “Geografia di un momento” abbiamo suonato parecchio e in qualsiasi tipo di situazione: piccoli club, piazze di provincia, concorsi, festival importanti fino ai concerti in Austria e Polonia. Nel frattempo scrivevamo e registravamo appunti in un confronto pressoché continuo, le canzoni sono nate così. Volevamo descrivere ciò che ci sta intorno in modo chiaro e dare un senso a ciò che facciamo, insomma, delimitare il campo e non buttar lì delle canzoni senza un filo conduttore. Il titolo è arrivato mentre lo stavamo concludendo: era il titolo di una canzone ma spiegava bene il senso generale dell'album.
L’Uno qualunque in questione porta con sé la U maiuscola. “Uno” come nome proprio. Le vicende di Uno si svolgono in luoghi differenti, con dettagli sempre nuovi ma con un denominatore comune: il quotidiano viene esagerato e spettacolarizzato come nella commedia all'italiana e il soggetto di ogni canzone arriva a sentirsi protagonista di una vera e propria epopea. I finali lasciano sempre una porta aperta, non sono accusatori e nemmeno pretendono di esserlo. Vorremmo restituire un nostro personale ritratto del contemporaneo, scritto e musicato. Si parla di tic, vizi e atteggiamenti e anche di noi stessi, infatti ci rivediamo nei personaggi del disco, che critichiamo o semplicemente descriviamo, perché sono parti del nostro essere più profondo: ci sentiamo degli Avanguardisti, talvolta siamo Poser ma non siamo ricchi per essere Squali. Potremmo definirci finti artisti come nella canzone “Bluff Art”, dal momento che nessuno ci ha insigniti di questa carica e né tantomeno la società ci riconosce come tali. Poi ci sono gli inoccupati e quelli che mollano tutto perchè credono di poter cambiare qualcosa, le mamme che prima di accompagnare i figli a scuola si spaccano con le slot machines e i vari deliri tecnologici.

 

5. “Squali”, “Poser” e “Rave” sono tre brani molto particolari del disco. Ce ne volete parlare?tomak
“Squali” è un pezzo cinico e ironico, mira a ridicolizzare con molto affetto un personaggio apparentemente sicuro di sé, cool, snob e figlio di Hugo Boss. “Poser” è un brano per false star Hollywoodiane di provincia che traggono beneficio da apparenze e icone pop, il trionfo del glamour e di Sex & the city. “Rave” è nata di notte giocando con il monotron, un piccolo synth analogico. Potrebbe essere il racconto di una lunga serata che conduce a riflettere su qualcosa di intimo, ma anche un un percorso mentale che può vivere chi ad un rave party non c'è mai stato.


6. Quali sono i vostri progetti futuri?  
Suonare tanto, possibilmente anche fuori dall'Italia. Vogliamo continuare a scrivere canzoni, siamo in tanti quindi le idee non mancano.

7. Musicalmente parlando, qual è il vostro sogno nel cassetto?
Registrare un disco agli Hansa Studio di Berlino. Fare un tour in Cina ma soprattutto vivere di musica in questo momento di crisi, discografica e non. Ah! Anche essere invitati a suonare al David Letterman Show!


8. Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
Arcade Fire, Cold War Kids, Foster the people.

 

Guarda il videoclip di SQUALI

 

Abbiamo contattato gli Aemaet che ci hanno raccontato il loro ultimo disco "Human quasar", le loro canzoni, la loro musica, i loro progetti futuri e molto altro. Buona lettura.

 

phpenpveHAM1. Chi sono gli Aemaet secondo gli Aemaet?
Cristian Suardi : Un’entità musicale in continua evoluzione...siamo partiti dal grunge, poi è subentrata l’influenza della new wave...ora stiamo cercando di spostarci verso territori più elettronici, in questo confidiamo nel continuo rinnovarsi della tecnologia, scoprendo così anche nuovi metodi di composizione e arrangiamento dei brani...la materia si plasma e l’universo si espande...stiamo esplorando...noi stessi siamo curiosi di conoscere questi nuovi orizzonti, di sapere dove approderemo con queste nuove mappe.


2. Come definireste la vostra musica? Se doveste dare tre aggettivi alla vostra musica, quali scegliereste?
Cristian Suardi :La nostra musica è fatta di luci abbaglianti e buio pesto...ci sono parti più legate alla realtà ed altre più connesse al subconscio...per attribuirle tre aggettivi, potremmo definirla introspettiva...sovversiva...e romantica...


3. Cosa rappresenta per voi la musica (la vostra e quella che ascoltate)?
Cristian Suardi : Un’oasi nel deserto...aggrapparsi al gioco dell’arte è un sincero bisogno di dissetarsi nell’arsura imperante della vita quotidiana...per alcuni rappresenta unicamente un passatempo, un piacevole riempitivo...per noi che la facciamo, oltre ad ascoltarla, è una catarsi...dare voce a qualcosa che non si riesce a trattenere, ai fantasmi della coscienza..


4. Ascoltando il vostro nuovo album “Human quasar”, ci si imbatte in un mix di rock, new wave e grunge. Innanzitutto: come mai il titolo “Human quasar”? Come è nato questo disco? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Cristian Ciccone : Il titolo è nato piuttosto casualmente: ne stavamo cercando uno che suonasse figo, ci piaceva il termine quasar – si piuttosto banale direi... poi abbiamo esteso la dualità di base del cd aggiungendo a quell’elemento un altro di forte contrasto, l’uomo appunto. L’uomo e il quasar sono agli antipodi, così come la luce e il buio, la veglia e il sonno. Ecco, potremmo dire che nel disco abbiamo cercato di dar voce alle nostre due anime: una cattiva, l’altra piuttosto inquieta.


5. “Vetus Ordo Seclorum”, “A Boy Called Hermes” e “Slumber” su tutti sono tre brani molto particolari del disco. Ce ne volete parlare?229724 233572913340149 329224 n
Cristian Ciccone : Non è per niente semplice parlare di questi brani, anzi direi che nello spazio a mia disposizione è impossibile. Sebbene “particolare”sia un po’ vago, ti riconosco il fatto di averci preso: in effetti la prima e l’ultima sono pilastri del disco.


6. Quali sono i vostri progetti futuri?
Cristian Suardi : Oltre a proseguire nell’incessante attività live...presto ci rimetteremo all’opera su nuove idee, in vista dei nostri prossimi lavori...in più, quest’estate, parteciperemo ad un tributo ai Beatles.


7. Musicalmente parlando, qual è il vostro sogno nel cassetto?
Cristian Suardi : Visto il genere della nostra proposta musicale, è auspicabile da parte nostra ottenere prima o poi una possibilità di suonare e di farci conoscere anche all’estero...oltre ad essere una soddisfazione personale, sarebbe anche un incentivo a non perdere lungo la strada del tempo la carica per migliorare la qualità del progetto...


8. Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
Cristian Ciccone :   Ottima domanda. Io consiglio tre band, tutte italiane: Fuzz Orchestra, Plasma Expander, In Zaire. I loro ultimi dischi    sono usciti tutti tra dicembre e febbraio e sono imperdibili. Speriamo di poter raggiungere la loro dimensione internazionale un giorno. 

 

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