| "Imparare cosa non si deve fare..." - intervista a Davide Ferrario |
| Scritto da antonio giovanditti |
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1. Come definiresti "F", il tuo ultimo lavoro? Come sei arrivato a concepire quest'album? Come sono nate le canzoni, il processo creativo alla base dell'album? Quale brano di "F" è il tuo preferito e quale consiglieresti a un ascoltatore che non ha mai ascoltato la tua musica?
DAVIDE: Io non lo definirei, ad essere sincero, altrimenti rischiamo una quantità di resi al distributore decisamente superiore alle aspettative. Non so vendermi, dunque evitiamo. Ho scritto questo disco in tre anni, un processo lungo avvenuto durante le pause dai tour degli artisti con cui lavoro. Un processo lungo perché non sapevo bene dove stavo andando. Giravo da una discografica all'altra sentendomi dire le peggiori cose o le migliori bugie e non si concludeva mai nulla. Ad un certo punto ho deciso di prendermi un mese di tempo, scegliere quelle che io ritenevo le cose più interessanti che avevo scritto e registrarle tutte da zero, per omogeneizzare il tutto. E' un disco terribilmente eterogeneo, tenuto assieme solo da me e da nient'altro. E' il mio punto di vista sulle cose. Non racconto i cazzi miei, non c'è da preoccuparsi. La mia vita non è così interessante. E' solo un modo di vedere le cose, come ce ne sono molti altri. Consiglierei il primo, Come ieri, scelto apposta come apertura, che è il più difficile e secondo me uno dei più interessanti. Se ce la fai con quello vai pur tranquillo anche col resto.
2. Nell'ultimo album "Non capiranno" è un pezzo che colpisce per la sua bellezza disarmante. Delicato, emozionante,profondo sono i primi aggettivi che mi vengono in mente. Puoi parlarci più nello specifico di questo brano? DAVIDE: E' il più vecchio di tutti, nonché forse il primo che ho scritto dopo aver sciolto gli Fsc. Naturalmente è molto bello perché è una reazione diametralmente opposta a quello che c'era prima. Imparare cosa non si deve fare è forse più importante di imparare cosa si deve fare. Venivo da un momento in cui niente mi emozionava sinceramente più. Ho costruito mille corazze per riuscire a portare avanti quella situazione in modo apparentemente indolore. Ovviamente lo sapevo e questo era ulteriore causa di malessere e innescava inarrestabili reazioni a catena. Ho pensato che è difficile spiegare alla gente la freddezza dell'animo. Le persone pensano che tu sia stronzo ed egoista, quando invece vorresti anche tu piangere davanti ad un quadro o sentirti tremare le gambe ad un concerto, ma non succede. Ovviamente questo deriva da una predisposizione personale e marginalmente anche da ciò di cui si fruisce. Sono ancora convinto che l'entusiasmo e il meravigliarsi stiano alla base del vivere bene. Quantomeno per me. Quel periodo, fortunatamente, è passato.
3. Invece in "L'ultimo giorno che ho" e in "Stanze vuote" (brano che, dopo il primo ascolto, non si può non riascoltare) parli di addii. In due modi differenti e con diversi registri riesci a dipingere molto efficacemente stati d'animo intimi. Cosa c'è dopo un addio? DAVIDE: L'addio è un tema che mi affascina tantissimo. Ho sempre detto a tutti che i finali sono la mia parte preferita. Anche alle fidanzate che ho avuto, che ovviamente si sono sempre incazzate. Sapere cosa c'è dopo un addio è come cercare di scoprire cosa c'è dopo l'universo. Questi sono due pezzi che credono tantissimo nell'addio, che lo allungano all'infinito, ma non descrivono il dopo. Mi piace il tramonto e non l'alba, i film e i racconti che ti spiazzano alla fine, lasciare un luogo guardandolo sparire dal finestrino più che arrivarci. Cosa ci sia dopo non lo so. Il mio infantile e cinematografico desiderio è che quei momenti durino per sempre.
4. Cosa rappresenta per Davide Ferrario la musica? DAVIDE: Semplicemente l'unica cosa che so fare, credo, discretamente. Certamente mi ci impegno, mettiamola così. Ecco, l'unica cosa in cui ho voglia di impegnarmi.
5. Ci indicheresti tre album di recente uscita che ti senti di consigliare? DAVIDE: Io ascolto musica che in Italia svuota i locali e le piste da ballo. Comunque, contenti voi: - DRC Music: Kinshasa One Two, il progetto di Damon Albarn con i musicisti della Repubblica Democratica del Congo - James Blake: Enough Thunder EP, che non è proprio nuovissimo ma è molto bello - Feist: Metals Questi, nell'ultimo semestre, sono i dischi che ho ascoltato di più.
6. Le collaborazioni con grandi artisti come Franco Battiato, Piero Pelù, Gianna Nannini e Milva cosa e quanto ti hanno lasciato? Con quale artista italiano o straniero ti piacerebbe collaborare? Perchè?
Ascolta gratuitamente "F" di Davide Ferrario |
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DAVIDE: In molti casi la cosa si riassume ad un'esperienza professionale che include aumento della velocità e della capacità di apprendimento, diminuzione dello stress pre performance e altre cose che in qualche modo ti aiuteranno nel prossimo lavoro da turnista che farai ma che c'entrano poco o niente con l'essere artista. In altri, invece, c'è il mix delle due cose che risulta molto più interessante. Ci sono artisti da cui ho imparato molto. Allo stato attuale dei fatti andrei a suonare, anche gratis, con Caparezza. Trovo sia inarrivabile come contenuti e come forma. Ecco, magari sulla cosa del gratis scherzavo.
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