ASSALTO, il nuovo disco dei Carnero

assaltoIl 3 marzo è uscito per Dischi Bervisti e Retro Vox Records l'album "Assalto" dei Carnero, gruppo hardcore di Forlì. Il disco suona molto italiano, sia per la scelta della lingua dei testi, che per le sonorità che hanno richiami alla scena punk anni 80, ma con un respiro più new school. Non mancano incursioni nel crust/dbeat e nel math. Occasionali, ma ben strutturate sono le invasioni in campo metal, con testi che sono velenosi e senza mezzi termini.

"Città nere" ci catapulta nella gola di Tom Araya col suo trash militante e battagliero. "Dissanguare la Preda", tra cavalcate punk-crust, mette in scena intermezzi giocati in una surplace di stop improvvisi. Questi ragazzi non sfigurerebbero davanti ai fratelli Cavalera di "Arise" per quanto sporco è il loro growl-scream a differenza delle chitarre fredde e funzionali ad una linea guida di suono nuda e cruda. "Nodi al pettine", inizia come un pezzo dei Brutal Truth e si annoda a "Spreco pt. 1 " e "Spreco pt. 2" che hanno parti di breakdown che richiamano il death-core di nuova scuola. I tecnicismi in rima con la violenta denuncia dei testi sono un vademecum di vera controcultura.

Tutte le tracce non superano i tre minuti (quando va bene), altrimenti si assiste ad esplosione di muro del suono iperspectoriano in cui, in una manciata di secondi, si esplora la matematica della durezza molto Talibam! e la messa in pratica di calcoli volutamente sbagliati e imperfetti.
Ecco che "Rifletti" con il suo solito piglio punk harcore inneggia alla "gioa della imperfezione" che, come sappiamo, in questo genere musicale, è una dichiarazione-manifesto di appartenenza. Se si vuole essere eccessivi, si può pensare ai C.C.C.P. o ai Massimo Volume per la valenza salmodiante dei brevi recitatiintercalati tra distorsione e cantato screamo.
Affettivamente parlando, si può dare a pezzi come "Potere produttivo", un significato generazionale che ha il compito di farci ricordare contro-inni distorti di band meteora come i Sistema Informativo Massificato di metà anni Novanta quando anche il Bleach di Cobain e compagni e lo "Scum" dei Napalm death, erano i dischi da portarsi dietro per dire che si era contro un mondo che non si-ci capiva.

Non a caso in "Città nere" si dice "...quante volte mi sono sentito male e stranito..".
Questo fa intuire che a volte si va contro tutto affinchè almeno qualcosa e qualcuno, dietro le nostre urla di inadeguatezza, possa recepire la nostra fragile richiesta di appartenenza. Così, citando il titolo dell'ultima traccia di questo stupendo album, nella vita ci vorrebbe "+ Punk"


TRACCE

1.Città Nere
2.Dissanguare La Preda
3.Nodi Al Pettine
4.Spreco pt.1
5.Spreco pt.2
6.Ignoranza
7.Il Filo Del Coltello
8.Rifletti
9.Ve l e n o
10.Potere Produttivo
11.+ Punk  

Marco Pancrex