[GUARDA GRATIS] Anna bello sguardo: la Bologna di Lucio Dalla in un cortometraggio

anna-bello-sguardo-e1362222559739"Anna bello sguardo" non è semplicemente un cortometraggio, è un omaggio intenso, sentito e commovente a Lucio Dalla (artista bolognese scomparso nel 2012) mediante la storia di un bambino. Il regista Vito Palmieri riesce a trasmettere attraverso gli occhi di Alessio (un tredicenne appassionato di basket) la gioia della scoperta e restituisce un genuino punto di vista sulla figura del cantante che abitava in via D'Azeglio. Un giorno, dopo aver visto la foto di Lucio Dalla appunto, morto da appena un mese, ritratto insieme ad Augusto Binelli il pivot della Virtus Bologna, notata l'evidente differenza di statura dei due uomini, Alessio inizierà a capire che l'altezza non è così importante per realizzarsi nella vita, inoltre, riuscirà a conquistare la simpatia di Anna, la compagna di scuola preferita.
Ne viene fuori, di riflesso, un ritratto appassionante e corale di una Bologna che non dimentica chi l'ha cantata e l'ha fatta conoscere.
"Anna bello sguardo" vi piacerà e vi farà venir voglia di rivederlo...

 

 

GUARDA "ANNA BELLO SGUARDO" QUI

 

* grazie ad Elisabetta per la segnalazione

  • Visite: 1782

PREGA PER ME, il secondo album dei Todo Modo

TODOMODOÈ uscito il 31 marzo per Goodfellas, il secondo lavoro dei Todo Modo, band formata da Giorgio Prette, Xabier Iriondo e Paolo Saporiti. Il titolo è "Prega per me" e ha in copertina l'immagine del padre di Prette mentre gioca a golf: sport scelto come metafora dalla band perchè nel suo alternarsi di buca dopo buca e un continuo arrivare-ripartire dove ci si affida alla forza del gesto e alla fiducia della geometria variabile della pallina-vita.
Un disco sulla fiducia intesa anche come fede in un "possibile" a cui, ormai, opponiamo la tragica resa incondizionata degli eventi. Oggi, tramite l'impegno sociale dei testi e la loro strategica ricercatezza dell'empatia con l'ascoltatore, nonchè le rasoiate di ritmica e chitarre, più che mai è il momento che la musica deve avere un ruolo di "risveglio individuale" che si possa fare non volutamente ma speratamente generazionale.
"La fine del mondo" è una un post-punk dove i colpi storti di batteria di Prette sembrano dare il risveglio dal sogno dronico della chitarra fuzzonissima di Iriondo, mentre Saporiti come un San Giovanni sente venire la fine del modo e lo ripete in una salmodia emozionante come non mai; "Non vedi che fa male" un ritualistico avant-rock contorsionista alla "Modern Dance" dei Pere Ubu; "Clandestino" si occupa di una tematica che purtroppo è tristemente attuale e lo fa con la pacatezza di una linea di scrittura scarna e essenziale che ricorda qualche ballata del nostro Saporiti dei suoi primi album solisti; "Prendi a calci i tuoi dolori" è una cavalcata tra Motorhead e Stooges con la voce di Paolo che sembra cantare una nota impossibile e sospesa; "Vero" è un un vero e proprio pezzo progressivo in quanto passa da un treno stoner rock e apre una una parantesi spoken-word per poi chiudere in una coda looperistica; "Fino a farmi male" ha un testo stupendo che mette in evidenza la difficoltà di un individuo di capire se, davanti a tutto questo male-bene in un ottica esistenzialista; "Non dite niente" ci dà modo di parlare di un cantautorato fine anni novanta che prende influenze soft-grunge alla Stone Temple Pilots; "La figlia del re" è una piece di teatro sperimentale che rilancia la commediuccia mocciana e ne stravolge gli stereotipi per farne un canovaccio sartriano sulla voglia di emancipazione dalla dipendenza affettiva; "Prega per me" è un ballatone decostruito sulla pelle di un moderno fariseo, in cui ritorna il motto di Patty Smith sulla colpa-non-colpa che libera tutti dal peccato della pietra scagliata per disperazione di vivere; il doom sporco-dronico recitativo di "La ballata di Rouen" fa da contraltare a "Nel nome mio" che è una ninna nanna acustica e riflessiva.
Sì perchè alla fine di quest'opera si esce coinvolti e dove non basta lo stomaco, ci viene in aiuto la riflessione. È così che quella "possibilità" che forse alla fine ci verrà concessa non dalla reiterazione dell'abitudine di stare al mondo, ma dall'invenzione di uno slancio nuovo e originale di un necessario peccare, darà il senso allo stesso peccato.

tracce:

 1.La fine del mondo
 2.Non vedi che fa male
 3.Clandestino
 4.Prendi a calci i tuoi dolori
 5.Passaggio a livello
 6.Vero
 7.Fino a farmi male
 8.Non dite niente
 9.La figlia del re
 10.Prega per me
 11.Nel nome mio
 12.La ballata di Rouen   


 Marco Pancrex

  • Visite: 18

CYCLES, il nuovo lavoro di Marcello Bonanno

Cycles copertinaVenerdì 31 marzo è uscito per Almendra Musi, "Cycles", il nuovo album di Marcello Bonanno. In ogni sistema percettivo sensoriale non c'è solo un informatore( concetto meditativo ispirante il musicista in questione), ma un elaboratore-percettivo eterodiretto e interiorizzato( guida alla scoperta decodificante dell'informazione-concetto) e infine un esecutore-effettore che è appunto il nostro Bonanno che con un virtuosismo sensibilizzato rende il gesto sonoro anzi i tredici atti sonori influenzati da sè e per sè stessi in una "ciclicità" del senso-causa-risposta. Detto ciò, non a caso il disco è un compendio di classica contemporanea emozionante e visionaria minimalista e intrisa di lirismo allo stesso tempo. "Die Vorstufe des Chaos" è un prologo dove il tamburreggiare del piano crea una dinamica di accenti e silenzi egualmente evocativi e preparatori a "Cycle I" che ha una punteggiatura che ricorda molto gli esperimenti di "avanguardia melodica" con crescenti polifonici struggenti. "Milano" è una marcia Ligetiana; "Assenza" ricorda le composizioni di impenetrabilità di Luciano Cilio; "Cycles 2" ha un fremito lirico alla Michael Newman che nella neoclassica noir di "In nome del padre [Ninna nanna per Lorenzo]" raggiunge una vetta comunicativa; "Cycle III" è un core di sovraicisioni reiterate tipiche della classica più mainstream con un'elettronica che Bonanno ci tiene a definire:" fatta a mano", partendo proprio da un utilizzo “scorretto” e disobbediente di programmi popolarissimi come Garage Band" in modo tale comunque "che fosse tutto eseguibile in maniera canonica su un normale pianoforte, senza alcun ricorso a sovraincisioni o effetti elettronici, e tutto scritto in notazione classica su uno spartito». Oltre all'informazione in input ("sentire il movimento") e a quella effettuata nell'ordine di "muoversi sensibilmente sul piano dosando tocco e profondità sul tasto", in noi si forma un effetto comparatore che dovrebbe agire informandoci sul giusto e sbagliato del agire-sentire. Ebbene il manicheismo di questa essenza giudicante è sospesa dal silenzio-fragore di ogni attesa-emozione.

tracce:

1. Die Vorstufe des Chaos
2. Cycle I
3. Milano
4. Assenza
5. Cycle II
6. Bagatelle
7. In nome del padre [Ninna nanna per Lorenzo]
8. Györgyplatz
9. Cycle III
10. Lorentz Boost
11. Il pianto di Chiara
12. Cycle IV
15. Invocazione

Marco Pancrex

  • Visite: 77

DISTRUZIONI PER L'USO, l'album d'esordio degli Arnesi

arnesiIl 3 aprile 2017 è uscito, per La Clinica Dischi, il disco d'esordio "Distruzioni per l'uso" degli Arnesi con la promozione e distribuzione: La Clinica Dischi e Worilla-Press&Promotion. Questo lavoro è di chiara sperimentazione nei territori di quello che gli stessi Arnesi definiscono "rock rurale". Il lavoro richiama alla mente una miriade di influenze che vanno dagli Stooges di Fanhouse ai John Spencer Blues Explosion, non tralasciando il bluegrass acido di stampo seventies di Rolling Stones e Cream.

L'apripista del disco è un pezzo come "Il presidente" che non le manda a dire riguardo alla denuncia dei sporchi giochi di potere dal clientelismo ai leccaculismo. In "Riveglio" sembra sentire i cari vecchi Kyuss di Blues for the red sun. "Ieri ho picchiato mia nonna" è un boogie-rock malato sotto anestetico col tipico non-sense che rende le liriche degli Arnesi fottutamente affascinanti. "Mentire a se stessi", è una contorsione d'armonica a bocca che ci proietta, nelle sue parti prog, in qualche suite degli Area. "Chirurgia estetica" è un carrozzone di classick-blues alla Disraeli Gears con un testo di chiaro riferimento postmodernista. "GELIDA" è un esperimento di avant-rock che strizza l'occhio allo Zappa meno tecnico e più hippy e di Freak Out. Il suo testo che come tutti gli altri denuncia con rabbia un appartenenza al "wild side" Lou Reediano, si distingue per un intimismo diretto e un chiaro e cercato refrain art-pop.
Gli Arnesi sono una band completa sia per la grande tecnica, mai di maniera, messa in ogni pezzo, sia per un rifiuto in fase di composizione e arrangiamento degli standard della forma-canzone che rendono ogni pezzo, seppur chiuso in un suono monolitico che li caratterizza, una cifra a sè e a sè stante. E ascolto dopo ascolto il conto finale, tra uscite ed entrate, si chiude con un bilancio nettamente positivo.
L'America a Livorno? Possibile anzi, certo. E, per quello che ci hanno dimostrato sapendo prenderci per il culo soprattutto con le parole, il Mar Ligure sarà il suo indiscutibile Oceano.

TRACCE

1- RISVEGLIO
2- IL PRESIDENTE
3- SURF AL CALAMBRONE
4- IERI HO PICCHIATO MIA NONNA
5- MENTIRE A SE’ STESSI
6- CHIRURGIA ESTETICA
7- SOGNO LA PENSIONE
8- GELIDA

Marco Pancrex

  • Visite: 135

FERRO E CARBONI, l'album di Tiziano Mazzoni

4466 tiziano mazzoni ferro e carbone 20170331174211Il 21 aprile 2017 per IRD è uscito il terzo disco di Tiziano Mazzoni "Ferro e carbone". Un lavoro di folk-blues e cantautorato che svia lo storytelling standard attraverso una poetica del suono non grammaticale della beat generation. Le parole sono un fiume in piena che scrosciano alla fonte piene di rimandi e ricche di accenti di strumenti diversi come violini, fiati, percussioni, banjo e con le collaborazioni di Pippo Guarnera e Riccardo Tesi rispettivamente all'hammond e organetto.

"Sciogli il cane" sembra una ballata-ramo dell'albero pazzo di Andrea Chimenti; "Il velo" è una preghiera essenziale e emotivamente sorella delle salmodie di Cesare Basile; "La lucciola e il bambino" è quel folk'n'roll che spezza il ritmo come una filastrocca un pò giga irlandese con violini e ogni sorta di strumento tipico ; "Rita e l'angelo" non sfigura difronte alle poetiche invettive di un DeGregori di album più caldi e blues come "Pezzi"; "È una magia" è uptempo e sardonico ghigno alla "Annina" di Gazzè; "Quattro barche" e "Qualunque nome dirai" sono le "Spirit in the night" che Springsteen avrebbe scritto in un bellissimo viaggio nella campagna toscana.

Insomma un disco ricco di momenti meditavi e altri più sostenuti che non molla mai la presa dell'ascoltatore. Egli ne viene soddisfatto soprattutto se smette di leggere i mille rimandi che abbiamo elencato e ascolta quest'opera, figlia della classica tradizione cantautorale, magari gioiendo del fatto che, a volte, va anche teso lo sguardo verso quelli che, come questo progetto, sono a pieno diritto il futuro e una ricca eredità da cogliere per svecchiare la regola con la sorpresa.    


Tracce:

1.sciogli il cane
2.il velo
3.la lucciola e il bambino
4.Rita e l'angelo
5.È una magia
6.quattro barche
7.qualunque nome dirai
8.Silvano Fedi
9.Piombino
10.noi camminiamo
11.verde torrente
12.ancora a imparare

Marco Pancrex

  • Visite: 31