VIDEOINTERVISTA E PHOTOGALLERY : OFELIADORME

ofeldorAbbiamo incontrato Francesca e G-Mod degli Ofeliadorme, rock band bolognese d'adozione che è in fase di registrazione del suo secondo album. Dopo gli ottimi riscontri di "All harm ends here" (uscito agli inizi del 2011), gli Ofeliadorme hanno intrapreso un lungo tour che li ha portati a suonare anche all'estero (Francia ed Inghilterra) ed ora sono pronti per concretizzare le idee per il loro nuovo album. Ci hanno parlato anche di questo nell'intervista che ci hanno concesso. Durante l'intervista, inoltre, c'erano gli obiettivi di Lucia Ferrazzano e Francesco Fanale che hanno regalato il loro punto di vista fotografico, catturando gli attimi più suggestivi in una ricchissima e bellissima photogallery.

Buona visione.

 

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Ascolta gratis le canzoni degli Ofeliadorme

 

 

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Videoreport e Photogallery di Tutto Molto Bello 2012

tuttomolCOVERDomenica 30 settembre 2012 si è tenuta a Bologna la seconda edizione di TUTTO MOLTO BELLO, torneo di calcetto per etichette indipendenti. Hanno partecipato sedici etichette (Trovarobato, 42 Records, Bomba Dischi, Foolica Records, Garrincha Dischi, La Fabbrica etichetta indipendente, La Tempesta, Libellula Music, OTR Live, Irma Records, Promoter All Stars, To Lose La Track, Unhip Records, Urtovox, We Were never being boring, Woodworm) che si sono sfidate in emozionanti sfide calcistiche.

La vincitrice del torneo è stata Trovarobato con un rollino di marcia di tutto rispetto. Nella giornata ci sono stati degli showcase acustici di Honeybirds & the birdies, L'orso, Med in Itali, Mr. Brace, Kafka On The Shore e, a chiusura della manifestazione, il secret concert di Jennifer Gentle. Ottima la risposta del pubblico e favolosa l'atmosfera respirata in una giornata che Vivalowcost ha  seguito e documentato con un videoreport ed una cascata di fotografie scattate dalle abili mani di Francesco Fanale e Lucia Ferrazzano. Buona visione.

 

 

 

 

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[Ascolta gratis] "Grido al mondo ciò che sono e ciò che voglio" intervista a Michele Maraglino

maragl1Abbiamo contattato via mail Michele Maraglino, un "emergente" con la stoffa del fuoriclasse che ha dato poco pubblicato per La Fame Dischi l'album d'esordio dal titolo "I mediocri". Qui di seguito quello che ci siamo detti: tra musica, società, la sua Taranto, attualità, il nuovo cantautorato e molto molto altro...

 

1. Chi è Michele Maraglino? Che tipo di musica fa? Quando e come nasce il suo progetto solista?
Ho iniziato a scrivere canzoni da subito, già alle scuole medie canticchiavo qualcosa di inedito nella mia testa. Poi al liceo cantavo e suonavo l'elettrica in un gruppo rock (scrivevo i testi e parte delle musiche). Non eravamo neanche male, solo che dopo il liceo il gruppo s'è sciolto e così dopo un po' di tempo ho iniziato a fare il cantautore.

 

2. È da poco uscito l'album "I mediocri" per La Fame Dischi. Potresti raccontare come sei arrivato a questo disco? Quali sono state le fonti di ispirazione? Quali sono le tematiche trattate in questo album? Di cosa parlano i tuoi testi?
Questo disco è il frutto dei sacrifici di una vita e non parlo solo di sacrifici economici. Fare questo disco era quello che volevo, ma per fare una cosa la devi gridare al mondo, altrimenti non la fai. Io avevo questo sogno nel cassetto e per molto tempo l'ho covato di nascosto, quasi, a volte, a dovermene vergognare. Da un lato c'era la parte di me accettata dalla società: il bravo studente universitario dal futuro radioso. Mentre dall'altra c'era la verità, verità che molti non avrebbero capito a partire dalla mia famiglia: a me dell'università non interessava niente, m'ero iscritto solo per avere tempo, tempo da dedicare alla musica e alla scrittura delle canzoni. Quando ho compiuto 25 anni m'è salita la paranoia. Sentivo che le scelte che prendevo in quel momento avrebbero determinato la mia vita futura, avrebbero determinato quello che sarei diventato. Io volevo solo diventare me stesso. Arriva sempre nella vita il momento in cui uno capisce chi è e quello che vuole. Io l'ho sempre saputo. Ci vuole solo tanto coraggio per ascoltare e fidarsi della vocina interiore. Ci vuole tanta forza. Non è stato facile lasciare l'università per la musica, ma una volta fatto, una volta che ho gridato al mondo ciò che ero e volevo, sono cominciate ad accadere solo cose belle. Le mie canzoni in fondo parlano di questo, di quello che ho vissuto e della mediocrità che si vive quando non si ha il coraggio di ascoltare la propria voce interiore, quando si fanno solo scelte facili.

 

maraglcover3. Nell'album c'è tanta diversità dal punto di vista del sound perchè non credo si possa definire un lavoro facilmente "catalogabile": ci sono sussulti rock, frammenti pop, la canzone d'autore... Come sei riuscito a far coesistere questo ampio spettro stilistico?
Si in effetti tra le canzoni che compongono il disco ce ne sono alcune molto diverse fra loro anche stilisticamente parlando. Secondo me ciò che è riuscito a legare bene il tutto è stata la semplicità degli arrangiamenti.

 

4. Nel disco c'è una canzone stupenda, tra le più belle tra le nove della tracklist: mi riferisco a "Taranto". Cosa rappresenta per te questo brano? Cosa vuoi raccontare in questa canzone?
Taranto (la città) rappresenta il degrado e lo schifo in cui la politica italiana riversa da troppi anni. Dovrebbero rimborsarci tutti i soldi con cui in questi anni abbiamo pagato il Ministero dell'Ambiente (per non parlare del resto). Cosa hanno fatto? Niente. Come si può parlare di inquinamento in Italia senza parlare di Taranto? E per tantissimi anni è andata proprio così. C'è un vero e proprio disastro ambientale a Taranto e una vera e propria strage di Stato. Per fortuna ora almeno se ne parla, ma per troppo tempo la questione è stata taciuta. La gente si è ammalata, ha fatto una vita di merda dentro e fuori gli ospedali ed è morta. E tutto questo continua ad accadere anche adesso mentre rispondo a questa intervista. La gente muore per una malattia provocata dalla fabbrica. Perchè nessuno fa niente? Perchè questi politici difendono l'indifendibile? Perchè chiedere ai cittadini di scegliere tra salute e lavoro? Mi fa una rabbia! La canzone è nata proprio da questa rabbia.

 

5. Ci sono molti accenni alla precarietà, al problema del lavoro, ai giovani, ai tempi difficili che stiamo vivendo in diverse tue canzoni (mi riferisco a "L'aperitivo", "Lavorare gratis" e alla bellissima "Vita mediocre"): perchè la scelta di toccare questi argomenti in un modo così amabilmente variegato?
Sono argomenti che vivo in prima persona sulla mia pelle. Io sono un ragazzo di 28 anni e ci sono immerso in quelle problematiche e quelle problematiche inevitabilmente sono finite dentro le canzoni. La musica, soprattutto nella canzone d'autore, può essere molto più che un semplice sottofondo alla nostra vita.

 

6. Sei un giovane cantautore ed avrai uno sguardo cristallino sulle nuove leve cantautorali (o comunque sulle novità discografiche degli ultimi anni): come vedi il nuovo panorama artistico-musicale italiano?
Non molto tempo fa da qualche parte su internet, in occasione dell'uscita del nuovo disco di uno di questi cantautori della nuova leva, ho letto un commento di un utente che lamentava di come i nuovi autori italiani trattassero nei loro testi principalmente tematiche intimiste di vita borghese, quasi a volersi estraniare dalla realtà che e' ben diversa. Un po' la penso così anche io, nel senso che si sente un po' la mancanza di cantautori che parlino della vita di tutti i giorni e che sappiano descrivere la realtà e i suoi paradossi. Ora va molto il testo figo, i giochi di parola, l'ironia. Il che può anche andar bene e da questo punto di vista ci sono ottimi parolieri in giro. È anche vero però che stiamo vivendo un periodo non proprio allegro e facile e forse ci siamo arrivati anche grazie a una tv usata per distrarre, a canzoni non proprio votate alla riflessione e alla denuncia.

 

maragl27. Se dovessi consigliare 3 artisti italiani (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali nomi faresti? e Perchè?
Non per essere di parte, ma ho avuto la fortuna di ascoltare il nuovo disco che ancora deve uscire (uscirà nel 2013 quando sarà finito) di Corrado Meraviglia, cantautore della scuderia La Fame Dischi. E' una bomba! Livello sia di scrittura testi che di arrangiamento e musica altissimo. Quindi come cantautore mi sento di consigliare assolutamente lui. Poi ultimamente mi sto intrippando con le produzioni di Michele Mezzala Bitossi e penso che il nuovo dei Numero 6, a giudicare dal singolo che lo anticipa, sarà un'altra bomba. Cambiando arte vi invito a visitare le opere di uno street artist con cui ho la fortuna di lavorare. Per me è bravissimo. Ha realizzato le grafiche del mio disco e mi aiuta con La Fame Dischi. Visitate il suo blog e le sue opere. Si chiama LEG e i suoi lavori spaccano! www.easyleg.blogspot.com

 

Ascolta gratis "I Mediocri"

 

Guarda il videoclip di "Taranto"

 

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Intervista agli A3 Apulia Project: la musica, il Mediterraneo, il Sud...

Abbiamo avuto l'occasione di contattare via mail gli A3 Apulia Project, band etno-folk originaria di Terlizzi (Bari) ma cittadina del mondo. Ecco cosa ci hanno raccontato:

 

1. Chi sono gli A3 Apulia Project? Come mai questo nome? Cosa caratterizza la vostra musica?
A3 Apulia Project è un progetto che nasce nel gennaio del 2007 da un’idea del chitarrista e autore Fabio Bagnato, specializzato nello studio e diffusione della chitarra battente, strumento antico appartenente alla tradizione contadina meridionale. Il nome del gruppo di cui fanno parte anche Walter Bagnato (pianoforte, fisarmonica, synth e voce), Francesco Rossini (basso elettrico) e Giacomo De Nicolò (batteria e pad elettronico)  prende “ispirazione” dall’amata e odiata autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, la quale, per le sue condizioni, può essere di certo presa come simbolo di un Sud indolente e rassegnato dove mafia e politica lavorano a scapito di un popolo che merita di certo una sorte migliore; e per poter riscattare la parte sana di un Sud in grado di dar voce al cuore, abbiamo deciso di unire e di fondere la nostra rabbia e i nostri desideri in un sogno musicale carico di energia positiva.

copapul2. È da poco uscito "Odysseia". Come mai avete deciso di dare questo nome al vostro ultimo album? Raccontateci un po’ il processo di scrittura dei testi che vi ha portato alla realizzazione del disco. Da dove sono nate le canzoni? Quali sono state le vostre fonti di ispirazione?
Il lavoro del gruppo ha il suo cuore pulsante, la sua anima più profonda nel Bacino del Mediterraneo da cui trae forza vitale e vocazione. È il Mare Nostrum, con le sue antiche sonorità e i suoi ritmi ancestrali, i suoi colori e la sua melanconia l’inizio, ed allo stesso tempo la meta finale del viaggio. Ed è su queste onde misteriose e millenarie che A3, come un nuovo Ulisse, intraprende il suo percorso poetico e musicale alla ricerca della propria spiritualità e della propria identità....una Odissea, appunto, musicale ed emozionale. Un lavoro questo di Odysseia, che vede nell’incontro di culture e di storie la sua realizzazione più alta in una visione multiforme, senza barriere…meticcia.
Il mare – diceva Pope  – unisce da sempre le terre che separa. Questa citazione riesce a dare  l’idea di ciò che Odysseia ha rappresentato in questi anni di lavoro. Noi proveniamo tutti da esperienze musicali diverse: dalla musica classica e tango (Walter Bagnato), al jazz (Francesco Rossini), all’etnico (Fabio Bagnato) e al rock (Giacomo De Nicolò). Le nostre influenze sono quindi variegate e variopinte. Di certo i grandi nomi della musica etno – folk sono stati dei pilastri per la nostra crescita musicale, si pensi alla Nuova Compagnia di Canto Popolare o allo splendido lavoro CREUZA DE MA di Fabrizio de Andrè, ma si può essere attratti, affascinati, “contaminati” anche dai musicisti che incontri via via sul tuo cammino, da un viaggio in un paese lontano o semplicemente dalle voci roche e “imperfette” di anziani cantori di montagna. Quello che però abbiamo cercato, fin da subito, è stata la volontà di tirar fuori un nostro sound, un carattere personale, un idioma musicale che potesse contraddistinguerci.

3. In "Odysseia" è molto forte l'impronta etno-folk (bellissime, ad esempio, le melodie di "Fabbrica del motore" e "Freccia del sud", veloci e sfrenatissime quelle di "Roumeni", solo per citare alcuni dei brani più significativi dell'album). Da dove nasce questa passione?
Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo disco, avevamo la sensazione di essere un gruppo di naviganti sognatori in partenza verso una meta non ancora chiara e ben definita. Sapevamo ciò da cui partivamo: le nostre tradizioni musicali tanto amate, al tempo stesso oramai  un po’ strette. Si avvertiva l’esigenza di allargare il nostro sguardo, di lanciarlo al di là delle “Colonne d’Ercole” , confini che, quasi inconsciamente, avevamo eretto intorno a noi. La nostra passione risiede quindi nella musica popolare che rappresenta il nostro essere, le nostre radici da cui abbiamo tratto linfa vitale che ci ha permesso di nascere e crescere. Il rischio che si corre però è quello di chiudersi in una sorta di “leghismo musicale” oltre il quale non si riesce a guardare. Questo lavoro rappresenta non certo un punto d’arrivo ma  una prima tappa di questo viaggio musicale alla continua scoperta di nuove sonorità e nuovi linguaggi espressivi. Care ad A3 rimangono le tematiche antiche e attuali dell’emigrazione e dell’emarginazione simbolicamente rappresentate nelle figure di un vecchio emigrante del Sud (Freccia del Sud), di un randagio suonatore di strada (Roumenì) e di un povero sognatore a cui la società moderna, sorda e cieca, ha strappato tutte le sue aspirazioni (Fabbrica del motore).

4. Riuscite a riprodurre un mondo di suoni nelle vostre canzoni usando moltissimi strumenti: che tipo di importanza date alla musica rispetto alle parole?
Quello che cerchiamo di comunicare attraverso i nostri brani è semplicemente la vita. Ciò che vediamo e viviamo giorno per giorno si riflette nelle nostre composizioni: le difficoltà di un precariato quasi perenne, la voglia di riscatto e rinascita da parte dei popoli dei Sud del mondo, troppo spesso dimenticati, troppo spesso emarginati nei loro confini ma anche e soprattutto una spinta verso il raggiungimento dei nostri sogni e delle nostre speranze. Ovviamente A3 Apulia Projectprima che parolieri siamo musicisti ed è quasi naturale quindi dare ampio spazio alla musica, alla ricerca di un nostro sound e, non ultime, alle improvvisazioni che, durante ogni concerto, vengono fuori quasi spontaneamente. Il live è l’anima, il punto di partenza e allo stesso tempo meta del nostro lavoro. Il live è importante quanto lo studio, e a volte anche di più. Solo col live si può capire appieno quale sia il feeling fra i musicisti e soprattutto quanto un brano possa aver presa su un pubblico eterogeneo. Il live ci permette di sperimentare anche nuovi arrangiamenti, di giocare con gli spettatori così da avere con loro uno scambio di emozioni e sensazioni, utilissime e fondamentali per chi decide di scegliere la musica come strumento di realizzazione personale e professionale

5. Siete di Terlizzi (Bari) e avete quindi una visione della situazione artistico-culturale e musicale del sud Italia. Quali sono i pregi e i difetti di suonare a sud? Cosa vi invoglia a continuare a suonare e cosa vi scoraggia?
Essere artista in Puglia, al Sud è, un po’ come in generale oggi in Italia, estremamente complicato ma, allo stesso tempo stimolante. La Puglia ha dalla sua il fatto di essere stata da sempre terra di confine, di incroci di culture, crocevia dei più disparati linguaggi. Ha in se quindi una certa irrequietezza ed un certo dinamismo che è parte integrante dell’essere artista. Certo all’orizzonte è apparsa, come un faro, la nascita di “nuovi soggetti” preposti all’aiuto degli artisti emergenti pugliesi. Purtroppo, come tutte le buone idee, devono essere sviluppate al meglio, senza creare nicchie e conventicole autoreferenziali in cui i soliti nomi hanno la fortuna di poter usufruire di una grande opportunità come quelle che la Puglia sta offrendo in questi ultimi tempi. Parafrasando il grande Enzo Jannacci, sembra quasi di vedere e ascoltare i “soliti accordi”!!!
Tutto questo ovviamente ci stimola a guardare fuori dalla nostra bellissima regione, cercando nuovi canali e nuove possibilità. Quello che sappiamo di certo è che vogliamo andare avanti con la ricerca, la sperimentazione e ...continuare a sognare. La cosa davvero importante è cercare sempre di “raccontare una storia”, sincera e credibile! Il nostro “grazie” va allora in primis alla nostra Casa Discografica, la CNI di Roma e ai loro più vivaci animatori Paolo Dossena e Massimo Bonelli che hanno creduto e investito nel nostro progetto.

6. Se doveste consigliare 3 artisti italiani (tra scrittori, pittori, musicisti, band, cantautori...) di ieri e di oggi, quali sono i tre nomi che vi vengono in mente?
Limitarsi a 3 nomi è un po’ come fare il gioco della torre…. estremamente complicato. Di sicuro tra i preferiti metteremmo la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Fabrizio De Andrè e Nino Rota.

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"Una Repubblica conciata malissimo" : intervista a Unòrsominòre.

 

 

Abbiamo incontrato Emiliano Merlin (Unòrsominòre.) per discutere del suo ep "Tre canzoni per la Repubblica Italiana", lavoro uscito per I dischi del Minollo nel 2010 e contenente tre brani: Povera patria (di Franco Battiato), La domenica delle salme (di Fabrizio De Andrè) e Quando lo vedi anche (di Giorgio Gaber). Tre canzoni di protesta e di denuncia firmate da tre grandi poeti del nostro tempo reinterpretate e personalizzate con passione ed intensità da Unòrsominòre.

 

Siamo partiti da questo ep contenente tre canzoni di protesta per allargare il discorso alla situazione italiana attuale (dalla musica alla politica ).

 

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1, Cosa ti ha spinto a reinterpretare tre canzoni-cardine della musica italiana di tre grandi poeti italiani? Qual è il discorso a monte dell'ep? Come ti sei rapportato ai tre brani? Cosa significano per te?

L’ep è nato come una sorta di ponte fra i miei lavori precedenti, in cui i temi principali nei testi erano di matrice intimista ed esistenzialista, e un nuovo corso in cui i temi sociali e politici hanno acquistato un ruolo centrale. L’idea è nata nel 2010, e avrei preferito pubblicare subito una raccolta di brani originali, ma considerato che ci avrei messo un bel po’ per completare un nuovo album per intero - che poi è diventato “La vita agra”, uscito nel novembre 2011 - ho preferito dare alle stampe il prima possibile un lavoro anche breve, che sottolineasse l‘urgenza dell‘istanza. Amo suonare canzoni altrui, sicché ho scelto alcuni brani cardine della canzone di protesta o di tematica sociale italiana, più e meno noti, alla fine ne ho selezionati tre e ho realizzato l’ep in tempi molto stretti, usando una strumentazione ridotta un po' per scelta un po' per necessità. L'ep è stato registrato da Alessandro Longo ed è uscito per I Dischi del Minollo il 2 giugno 2010, una specie di amara e sarcastica celebrazione di una Repubblica conciata malissimo. Sono tre canzoni che amo molto, in particolare quella di Gaber che in pochi conoscono e ricordano.

 

2, Si tratta di un trittico di canzoni che parlano in maniera diversa di resistenza, dignità, concetto di nazione, concetto di popolo e molto altro. Come ti misuri con queste tematiche? Come pensi sia combinato il nostro Paese oggi? Cosa ti fa incazzare maggiormente oggi, parlando sempre di quello che accade (o non accade) in Italia?

In realtà non mi interessava tanto il concetto di nazione o di patria, che è facilmente fraintendibile in senso populista e nazionalpopolare. Intendevo parlare del disastro - economico, culturale, morale - in cui si è ridotta "questa cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia" (ancora con Gaber). Cosa mi fa incazzare, chiedi: più di tutto, direi la mancanza di memoria e di coscienza critica. L’incapacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato se non c’è un’etichetta chiara a decretarlo, magari incollata da qualche ente sacro o televisivo. E la calcificata abitudine ad autoassolversi senza mai un dubbio, l’esser sempre pronti ad accusare e ad incolpare altri dello stato delle cose - e per carità, i “colpevoli” diretti veri e propri ci sono e vanno individuati - senza riuscire a vedere le proprie responsabilità, soprattutto nei gesti quotidiani. Il non saper astrarre dal proprio particolare.

 

unorsomin3, Da un punto di vista musicale (e culturale più in generale) quale credi sia la condizione italiana oggi? Per il futuro credi si possano sviluppare delle potenzialità, o meglio credi che attualmente si stia seminando bene per le generazioni future?

Naturalmente no. Trent’anni di banalizzazione, semplificazione, impoverimento, educazione all’omologazione e al rifuggire la fatica e l’impegno non possono che portare a un disastro culturale come quello che ci circonda e sovrasta. La cosiddetta scena indipendente della musica italiana ne è la più evidente dimostrazione: quella che dovrebbe essere la controcultura giovanile non è altro che la continua riproposizione autoreferenziale e masturbatoria di vecchi facili cliché, senza nessuna istanza critica o antagonista. Voglio dire, quando avevo vent’anni c’erano gli Afterhours e i Marlene Kuntz e i CSI. Oggi abbiamo Dente, Brunori, Lo stato sociale. Spero che i minimi vagiti dissonanti che ogni tanto càpita di sentire possano spargere qualche seme di reale antagonismo, ma ci credo poco. "Il mondo nuovo" di Huxley alla fin fine ce l'abbiamo di fronte, ormai.

 

4, Perché le canzoni di "impegno politico-sociale" si portano dietro dei retaggi tanto pesanti da spingere il pubblico a non prestarvi più di tanto attenzione? Capovolgendo la prospettiva: credi che l'interesse crescente per le "canzonette" sia poi la cartina tornasole di una condizione culturale decadente o più di una ricerca di evasione, svago e relax?

Naturalmente appunto perché si tratta di ascolti "faticosi", che richiedono un’attenzione a cui il pubblico non è più abituato. E perché è di moda esaltare la leggerezza, santificare la distrazione, il prendere le cose con “serenità”, come se il fingere che i problemi non esistano possa servire a qualcuno, come se ogniqualvolta si avverte una vaga necessità di fare un discorso serio ci si sentisse come in colpa, e si mettessero subito le mani avanti magari indorando la pillola con qualche ammiccamento o con l'onnipresente, noiosa e vomitevole "autoironia" con cui tutti oggi si riempiono la bocca. Come se il fatto di potersi permettere oggi di non pensare a niente metta al riparo sé stessi e tutti gli altri da un domani minaccioso, anziché favorirne l‘incedere. Le due alternative che proponi sono le due facce della stessa medaglia: evasione, svago e relax ricercate impulsivamente sono al contempo conseguenza e concausa della decadenza culturale.

 

392426 10150920128411170_704611359_n5, Quali sono per te oggi tre artisti (nella musica, nella letteratura, nella pittura, nella cucina...) che vale la pena seguire? Quali sono, secondo te, i meriti e i demeriti dei nuovi protagonisti della 'nuova leva cantautorale indipendente' ('indipendente' nell'accezione funzionale, solo per contrapporla al mainstream) ?

Se intendi in Italia, suggerisco Non Voglio Che Clara, Iosonouncane, Dilaila, I Ministri (sì, dai, sono quattro). Fanno cose diverse, non tutte impegnate o di tematica sociale (e mica dev'essere così!), ma tutte di qualità superiore alla media. Due li conosco personalmente, due no, e quelli che conosco li ho conosciuti a causa della loro musica, e non viceversa (lo dico perché non si pensi che raccomando solo gli amici). Circa il resto della domanda, ti ho già in parte risposto nella precedente... Meriti ne vedo molto pochi, davvero. Mi dispiace essere così tranchant, ma fatico ad esaltarmi per gruppi o artisti che in massima parte non hanno talento di sorta e vengono spinti da un giro chiuso su sé stesso di addetti stampa, etichette indipendenti e promoter di eventi, in un vortice masturbatorio di piccolezze falsamente glorificate. Niente di nuovo probabilmente, tranne la quasi assoluta piattezza delle proposte. Ma mi sto ripetendo, quindi chiudo qui.

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