Semplici, aggressivi, veri: INTERVISTA AI RAGGI ULTRAVIOLENTI

Abbiamo contattato i Raggi Ultraviolenti che da poco hanno pubblicato l'album dal titolo "È tutto un fake". Ci hanno parlato di presente, passato e futuro. Scoprite cosa ci hanno raccontato...

 

RAGGICOVERChi sono i Raggi ultraviolenti secondo i Raggi ultraviolenti?
I Ruv sono 4 ragazzi accomunati dal punk italiano, che dal 2009 cercano di dire qualcosa attraversto la loro musica, che cercano di far rivivere un genere per alcuni ormai defunto, il vero punk.
Da dove deriva il nome della band?
Purtroppo ci piacerebbe avere una storia figa da raccontare, una storia dove il nome sia nato tra sbronze e rock n roll.. ma la verità è che cercavamo un nome facile da ricordare ma di impatto. “Ultraviolenti” ci è sembrato abbastanza di impatto! J
Anche se spesso viene storpiato in ogni modo..

Come si è formata la band?
Il gruppo è nato da una prima idea di Andre e Piolo di far rivivere il vero punk, un punk che non scimmiottasse gruppi pop/emo/”punk”.
Così sin dall’inizio, con Ted alla batteria abbiamo iniziato a unire tutte le nostre idee, ed è uscito “Cattivi Esempi”, il nostro primo Ep. (disco per alcuni aspetti ancora molto grezzo).
Nel 2012, con l’arrivo di Sbrillo alla chitarra abbiamo sfornato il nuovo album “E’ tutto un Fake!”. E speriamo di continuare.. :D

È da poco uscito il vostro album dal titolo "È tutto un fake". Quali sono gli ingredienti di questo disco?
Semplice: Semplicità. Aggressività. Verità.


Di quali argomenti avete parlato?
Il disco si aggira attorno al termine“Fake”, spesso utilizzato nell’ambito Web per indicare qualcosa di falso, finto, irreale.
Con questo disco abbiamo voluto parlare di molto di quello che per noi è finto al giorno d’oggi.


Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?
Sono nate da quello che avevamo in testa, da quello che sentiamo ogni giorno attraverso giornali, tv e radio, cercando poi di miscelarle con melodie taglienti al punto giusto.raggiultrav


Un'altra cosa molto interessante è la copertina del disco che raffigura una pin-up del secolo scorso: di chi è stata l'idea e da chi è stata realizzata?
L’idea ci è venuta insieme al nostro grafico Simone Bellezza, di rappresentare quello che oramai si vede spesso in televisione, che purtroppo sminuisce molto il genere femminile: l’idea della donna oggetto, che si vende per ottenere qualcosa. Icona che non piace per niente ai Ruv.
La ciliegina sulla torta sono state poi le grafiche della scritta e il nostro logo, rispettivamente disegnate da Amedeo Zorgno e Max Ferrigno.
Ogni tanto ringraziarli con nomi e cognomi ci fa piacere. J

 

Quali sono i vostri impegni futuri?
Beh, per ora siamo molto presi dalla promozione di “E’ tutto un Fake”, ma con il nuovo anno rientremo in studio per iniziare a scrivere i nuovi brani!
Stare con le mani in mano non ci piace, non è da noi!

 

Tour, collaborazioni, registrazioni?
Di idee, progetti ne abbiamo tanti in testa.. speriamo di riuscire a realizzarli al piu presto. Per quanto riguarda i live, stiamo organizzando un mini tour per il nord italia per la promozione del nuovo disco.

 

Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che vi vengono in mente?
Beh, sicuramente prima di tutti ci sono i PUNKREAS, gruppo al quale ci siamo ispirati e che piace molto a tutti e 4.
Poi DYLAN DOG, perché come diceva lui: “I veri mostri forse non sono la fuori, ma siamo proprio noi”. (Sappiamo che DylanDog non è proprio contemporaneo, e neanche propriamente un artista.. ma ci piace un sacco! :D)
E per finire perche non mettere Mike Ness, storico cantante dei Social Distortion. Se volete capire il perché, leggetevi un testo qualsiasi di un loro pezzo.. poi capirete!

 

Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?
Attualmente la musica in italia fa schifo soprattutto a causa dei gestori di locali che propongo musica live, che danno spazio alle cover band anziché alle band che eseguono brani propri, il che è ridicolo.

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"La musica in Italia non viene presa in considerazione": INTERVISTA AGLI STOOP

Abbiamo contattato gli Stoop, che da poco hanno pubblicato il liro ultimo album "Somewhere". Scoprite cosa ci hanno raccontato...

STOOP Somewhere cover-300x3001)Chi sono gli Stoop? Da dove deriva il nome della band?
Durante le primissime prove stavamo registrando alcune bozze e ci stavamo interrogando sul nome da dare alla band. Ad un certo punto riascoltando una traccia ci siamo accorti di avere registrato accidentalmente un’interferenza. La voce nell’interferenza diceva “Stoop”.
“Stoop”. Dopo averla riascoltata più volte, abbiamo deciso di non contrariare l’ente superiore che ce l’aveva suggerita, così STOOP è diventato il nome della band, e STOOPID MONKEYS IN THE HOUSE quello dell’album. Incidentalmente, il termine ha anche vari significati letterali. Probabilmente era solo il CB di un camionista.

 

2)Come si è formata la band?
Abbiamo iniziato in 4 (Diego Bertani, Carlo Pinna, Fabrizio Bertani e Marco Ponzi), poi siamo diventati 6 con l'inserimento già durante la registrazione del primo disco di Marco Parmiggiani e Simone Benassi, indispensabili alla tromba, synth, chitarre, tastiere e pedal steel. Adesso in live siamo 5 perchè Carlo non vive più qui a Reggio Emilia.

 

3)È da poco uscito il vostro album “Somewhere”. Quali sono gli ingredienti di questo disco da un punto di vista sonoro dato che c'è tanta elettronica ed una cura dei suoni elevata?
Abbiamo deciso di cambiare le sonorità rispetto ai dischi precedenti riducendo al minimo le chitarre (che la facevano da padrone in Freeze Frames). E’ un’elettronica “povera” la nostra. Abbiamo utilizzato Fender Rhodes e Synth analogici di qualche decennio fa. Non c’è quasi nulla di elettronica intesa nell’attuale accezione. Se si parla di basi e loop ci sono i 30 secondi d’introduzione alla terza traccia “I’ve got time” realizzati al computer, il resto è tutto suonato. Il disco è nato in studio in una settimana, non avevamo canzoni quando abbiamo iniziato a registrare, soltanto qualche idea, e non sapevamo neanche se il disco sarebbe stato cantato. Avevamo appena composto un brano strumentale di mezz'ora per un’ installazione d'arte contemporanea e abbiamo utilizzato lo stesso approccio.stoop1

 

4)Di quali argomenti avete parlato?
Nessun tema ricorrente, direi. In questo disco la continuità musicale fra un brano e l’altro è molto forte, ma non si può dire lo stesso dei testi, la cui stesura è invece frutto anche di intuizioni dell’ultimo minuto e spesso di un lavoro di gruppo fatto in studio.
Non bisogna fraintendere, però: li abbiamo curati molto, come al solito, ma non occupano un ruolo centrale come accadeva in Freeze Frames. All’interno del cd comunque c’è un bellissimo poster che riporta sul retro tutti i testi, se a qualcuno interessa leggerli.

 

5)Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?
Come dicevamo prima sono nate da pochi appunti, sia musicali che di testo. Il resto è stato un lavoro di sottrazione, addizione e improvvisazione fatto in studio. Dopo una settimana di registrazione avevamo le musiche; ci eravamo quasi convinti di lasciare il lavoro strumentale, e poi abbiamo provato ad inserire delle linee vocali... qualcosa è saltato fuori e “da qualche parte”siamo arrivati.

 

6)Da dove avete preso spunto per concepire questi brani?
Abbiamo guardato all’era pre-informatica degli studi di registrazione, cercando quella vitalità che la registrazione uno-strumento-alla-volta tipica di Pro Tools tende a volte ad ammazzare. Così abbiamo deciso di suonare almeno l’ossatura dei pezzi come se fossimo live, tre o quattro strumenti per volta, con poche take di registrazione e pochissimo editing successivo.
Credo che questo abbia dato al lavoro una certa freschezza, anche grazie alle giuste dosi d’imperfezione e casualità, che rendono unico e forse irriproducibile un momento colto in registrazione. E’ stata una resa all’imperfezione, che ha scaldato il nostro suono e che combinata col nostro songwriting ha portato ad un risultato di cui siamo molto soddisfatti.

 

stoop27)Quali sono i vostri impegni futuri?
Stiamo definendo alcune date ma abbiamo molti giorni liberi, fatevi sotto!!!

 

8)Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che vi vengono in mente?
Sarebbero troppi.. diremo tre nomi di artisti locali: il pittore Fosco Grisendi, il regista Cesare Parmiggiani, che ha realizzato il nostro video di “The Seed” e fra le band The Perris, nostri compagni di etichetta.


9)Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?
E’ difficile parlare bene o male del trattamento riservato alla musica perché non c’è, la musica in Italia non viene presa in considerazione e basta.

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Tra il silenzio e il sole, ovvero tra il niente e la luce : INTERVISTA ai JOHNNY FREAK

Abbiamo contattato i Johnny Freak che hanno da poco pubblicato il loro ultimo lavoro dal titolo "Tra il silenzio e il sole". Ci hanno raccontato la nascita del loro progetto, i loro impegni attuali e futuri, i loro gusti musicali e molto altro! Buona lettura!

 


johnnycoverChi sono i Johnny Freak? Da dove deriva il nome della band?

I Johnny Freak sono Luca, Pietro, Davide, Simone e Alessio, tutti abitanti di piccole realtà del frusinate che improvvisamente si sono ritrovati insieme in questo cammino. Quattro di noi, ovvero le due chitarre e la sezione ritmica, siamo quasi cresciuti insieme, mentre la voce Luca si è aggiunta circa sette anni fa e in quel momento sono nati i Johnny Freak, nome che deriva direttamente dall’albo n° 81 del Dylan Dog, fumetto di cui siamo appassionati e con cui abbiamo trascorso molto del nostro tempo.

 

In che modo si è formata la band?

Più che altro è stata una improvvisa comunione di intenti che ci ha fatto ritrovare. Come già detto, Luca, la voce, andava in giro per i vari festival a cantar da solo con il suo piano i suoi brani, e noi altri non ci siamo di certo fatti sfuggire l’occasione di contattarlo. C’è così stata questa alchimia immediata, questi stessi obiettivi che dopo sette anni ancora ci tengono uniti, anche e soprattutto dal punto di vista emotivo.


Recentemente (novembre 2012) è uscito il vostro album "Tra il silenzio e il sole". Quali sono gli ingredienti di questo disco? Di quali argomenti avete parlato?

L’ingrediente fondamentale è la sincerità, la spontaneità che solo il rock ti può dare, senza artifizi o vaniloqui che potrebbero far risultare il tutto come plastificato o superficiale. Detto ciò, non si possono contare solo due o tre argomenti, ma è tutta una serie di stati d’animo che attraversano la vita di una persona, le parole spesso sono fruibili in maniera diversa da chiunque lo ascolti. Il nostro intento era racchiudere un po’ tutto ciò che accade quando sei “tra il silenzio e il sole” appunto, ovvero tra il niente e la luce, l’energia vitale. Questo album potrebbe essere un luogo quasi limbico dove tutte quelle sensazioni e quelle emozioni scatenate da questo “tra” si scontrano, si riappacificano, si perdono in sogni bui, in sbagli, in dolori senza ritorno, in speranze mai dome.

 

Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?johnny1

Sotto ogni brano c’è un lavoro certosino, questo è sicuro. Ci piace l’immediatezza e la potenza del suono, ma ogni brano è arrangiato attentamente, anche grazie alla produzione artistica di David Lenci, “enorme” personaggio e professionista serio. Inizialmente i pezzi sono scritti al piano o alla chitarra, poi in un secondo momento vengono arrangiati in studio: finiscono tra le mani di tutti ed esse possono assumere anche forme impreviste. C’è stata la volontà di sperimentare anche con synth in questo lavoro rispetto al precedente, ma è stato inserito quasi con discrezione per non rischiare di far perdere il messaggio iniziale che volevamo dare.

 

Ascoltando "Tra il silenzio e il sole", emerge sin da subito la vostra abilità compositiva, un bel rock contaminato da ottime soluzioni elettroniche. Da dove avete preso spunto per concepire questi brani?

Lo spunto viene dalla moltissima musica che ascolta ognuno di noi. Dai Pearl Jam e A Perfect Circle al rock italiano degli anni 90, dall’ondata indipendente del made in Italy di questi anni agli azzardi più elettronici dei Radiohead, non dimenticando i grandi cantautori quali De André e De Gregori. Come puoi capire non c’è uno spunto preciso, ma diverse sensazioni venute da ascolti di ognuno. Forse è proprio questa disomogeneità che ci ha permesso di dare una, si spera, nostra impronta all’intero album.

 

Se doveste dare un aggettivo a questo vostro ultimo disco, quale sarebbe quello più adatto che sintetizzi il tutto?

Più che altro userei una preposizione, “tra”, ovvero come dicevo prima, lo stare nel mezzo, il desiderare, l’aspirare ad un metaforico “sole”.

 

Quali sono i vostri impegni futuri?

Nell’immediato saremo impegnati in un breve tour in diverse radio d’Italia, vogliamo darci l’opportunità di presentare la nostra musica, far sentire a più persone possibili che abbiamo qualcosa da dire. Mentre ci prepariamo al tour che partirà nei mesi di Febbraio o Marzo. Oltre queste limitato periodo non vogliamo proprio pensare o progettare, un terzo eventuale album son sicuro che verrà da se.

Tour, collaborazioni, registrazioni?

Per il momento è tutto in fase realizzativa, ci sono varie possibilità alle quali sta lavorando la nostra mentore Alice della RedCat, ma che al momento ancora non ci sentiamo di svelare perché è tutto in fase progettuale. Quello che ci preme, come detto, è portare in più posti possibili la nostra musica.

 

johnny2Se doveste consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che vi vengono in mente?

Facile direi: Giulio, Estremo, Casale degli Estra. Grandissimo cantante, attore e scrittore. Anche pittore direi: dipinge poesie per l’anima.

 

Cosa ne pensate del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?

Purtroppo inutile negare l’evidenza, ma della musica italiana sembra che non ci stia rimanendo più niente. Se si da spazio continuamente a presunti talenti costruiti a tavolino come in questi talent show, allora la musica vera e sentita, quella che viene dalle cantine, dai garage e dalla vera vita vissuta è destinata a soccombere e sparire, almeno dai grandi “portali” che danno un po’ di visibilità. La musica si continuerà sempre a fare, ci saranno sempre ragazzi che imbracceranno una chitarra per imitare i loro miti del rock’n’roll. Purtroppo però la gente è sempre meno attenta, nei locali che ancora coraggiosamente propongono musica live (inedita!!!) c’è poca voglia di ascoltare. Molte band sono disposte a muoversi per pochi spiccioli, non credo esista più l’artista che si atteggi a divo, ma la vita del musicista si sta facendo veramente dura.
Speriamo bene, noi ci crediamo, andremo avanti e se i sacrifici verranno fatti sia dai gestori che dagli artisti, allora forse comincerà ad apparire uno spiraglio per venirne fuori, almeno dal punto di vista dei live, vera dimensione di qualsiasi musicista.

 

 

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"Il Folle Volo" tra Nick Drake,Pj Harvey,Jeff Buckley e John Lennon : INTERVISTA A NICOLETTA NOÈ

Abbiamo contattato Nicoletta Noè (al secolo Nicoletta Grazzani) che ci ha raccontato del suo nuovo album dal titolo "Il folle volo", del suo passato, dei suoi progetti, dei suoi gusti musicali e molto altro. Buona Lettura

 

noe1Chi è Nicoletta Noè secondo Nicoletta Noè?
Nicoletta Noè è un’eroina semplice, umile, sensibile, elegante in lotta contro il suo alter ego…Nicoletta Grazzani. Il cognome acquisito vuole essere un omaggio alla nonna, donna che incarna queste qualità; mia nonna era donna d’altri tempi, siciliana dal temperamento forte e dolce allo stesso tempo, saggia, schietta, affidabile, onesta e determinata. Ho voluto portare con me il suo cognome nella speranza di poter ereditare queste doti e farle mie in ambito artistico, musicale.

 

Quando e come hai deciso di intraprendere la carriera discografica?
La musica c’è sempre stata ma ho iniziato a prenderla sul serio solo quando qualcuno, sentendomi cantare e suonare, mi ha preso seriamente in considerazione, consentendomi di studiare.
L’anno scorso, quando mi è stato proposto di firmare un contratto discografico ho capito che non solo ero fortunata ma che forse dovevo iniziare a credere davvero in ciò che stava succedendo e che si stava creando attorno a me. Oggi esistono ancora persone che abbracciano un progetto perché ci credono, investendo con cura e pazienza, tempo, energie,soldi, …tutto ciò è raro e fantastico. Queste persone si chiamano Max Messina, Vince Pastano, Antonello D’urso, produzione artistica ed esecutiva del disco ( Liquido Records). Al momento non c’è nessuna agenzia di booking che ci aiuti a trovare delle date, facciamo tutto da soli, ed è dura, ma nonostante il cattivo periodo non possiamo di certo perderci d’animo o gettare la spugna.

 

A fine ottobre 2012 è uscito il tuo album intitolato “Il folle volo”. Come mai questo titolo? Quali sono gli ingredienti di questo disco? Di quali argomenti hai parlato?
Folle è il volo dell’Ulisse dantesco, il quale cerca di superare temerariamente i limiti imposti all’uomo dalla natura, e di placare un’insaziabile sete d’infinito. Folle è il Volo di Icaro che ,colto dall’ebbrezza, si accosta troppo al sole…entrambi periscono in mare, sprofondano negli abissi dopo aver cercato l’ignoto. Il Folle Volo è un viaggio nell’inconscio, nelle fragilità e nell’istinto dell’essere umano. Simbolizza ciò che da sempre anima e nutre la conoscenza dell’uomo, ossia la curiosità.
Nel brano omonimo descrivo degli uccellini appena nati, avvolti in un’atmosfera gelida, quasi notturna, dove il vento agita gli alberi su cui loro trovano asilo. Da un momento all’altro si scoprono costretti a spiccare il volo…un volo irrazionale, folle, come la vita stessa che richiede queste prove di sopravvivenza,
noecoverprove di curiosità.
Il Folle Volo è un diario aperto che raccoglie storie, realtà vissute, sublimate o semplicemente immaginate, brani scritti in periodi diversi della mia vita, dall’adolescenza fino ai giorni delle registrazioni.
Il suono del disco è nato dall’incontro tra il mio mondo e quello di Vince Pastano, Max Messina, Antonello D’urso. Il lavoro è stato impreziosito dalla presenza di: Bonomo, Andrea Costa (Quintorigo), Tommaso Tam, Tiziano De Siati. Molto è stato sperimentato in fase di registrazione presso le Excantine di Imola, studio di Simone Casadio Pirazzoli.
Il chitarrismo di Vince Pastano e il suo amore per le sonorità dilatate di Daniel Lanois e dei Sigur Ros mischiate al tribalismo percussivo di Max Messina e al buon gusto di Antonello D’Urso, rendono il sound della Liquido Records riconoscibile.

 

Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)? Da dove hai preso spunto per concepire questi brani? Quali sono state le tue fonti di ispirazione?
Penso che molto di ciò che vediamo, leggiamo,ascoltiamo venga digerito nella memoria e poi rielaborato. Nick Drake ha suscitato in me l’amore per le accordature aperte, l’amore per la dimensione intimista del folk, Pj Harvey per la capacità di reinventarsi e di sviluppare un suono personalissimo che mi ha indubbiamente influenzato, Jeff Buckley per la spiritualità contenuta nella sua musica, John Lennon perché è un fuoco sempre acceso: un demone che ispira, brucia, non invecchia mai. E poi credo che il Martin Gore più romantico abbia lasciato in me, anche lui, il suo segno.
Devo molto a chi attraverso l’arte mi ha comunicato onestà, creatività e originalità, quindi bellezza.

 

“Non mi ricordi più” è una canzone bellissima, da brividi. Puoi raccontarci come è nata?
Nella scrittura dei testi ho scoperto di lasciarmi ispirare molto dal tipo strumento, dal suo timbro. Mi sono avvicinata all’autoharp e ho scritto “Non mi ricordi più”, canzone che con un altro strumento, credo non sarebbe mai nata . L’autoharp è uno strumento magico, romantico, gotico, mi ha folgorata. Per questo brano in particolare, penso di essere stata ispirata da alcuni romanzi ottocenteschi e dal luogo in cui sono nata e cresciuta: la campagna lombarda, con la sua nebbia, i suoi rigagnoli, l’umidità, la sua natura morta e l’autunno sempre dietro le porte.

 

noe3Quali sono i tuoi impegni futuri? Tour, collaborazioni, registrazioni?
Sto cercando di promuovere il disco, con i musicisti che mi hanno accompagnata nel disco: Max Messina( percussioni) Vince Pastano(chitarre effetti,) Tommaso Tam (basso). Ho già i brani per il secondo disco e vorrei registrare ma in questo periodo so che non posso permettermi di avere fretta…comunque vi terrò informati: www.nicolettanoe.com
Con la cantautrice Francesca Romana Perrotta a breve presenteremo “Les Madames”, duo acustico che rivisita con gusto femminile alcuni brani della canzone d’autore italiana fino ai giorni nostri, ai nostri stessi brani; parole e musica saranno accompagnate dalla presenza di altre forme espressive:danza, pittura, fotografia.
Attualmente vivo in Romagna e lavoro in tre scuole di musica, insegno canto e musica e pratico volontariato in una ludoteca, in un centro educativo. Amo anche questo lavoro, perché mi rende umana e abbastanza indipendente da eventuali, spiacevoli compromessi che il mercato della musica potrebbe richiedere.

 

Se dovessi consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che ti vengono in mente?
Monet, Lennon e McCartney, e Gustave Flaubert sono artisti troppo contemporanei per i miei gusti… Posso consigliare l’ascolto di un cantautore emergente il cui disco è appena uscito: Bonomo , “Il Generale Inverno”. C’è una rivista culturale che trovo molto interessante, un mensile gratuito: Gagarin orbite culturali.
Il consiglio più grande che mi sento di dare è quello di ritagliarsi del tempo lontano dal computer per leggere e conoscere i grandi del passato, in tutti i campi. Imparare a suonare uno strumento, visitare musei, mostre, biblioteche, tornare a parlare con le persone, fisicamente, tornare a guardarsi negli occhi. Ultimo suggerimento: guardate Sylvie Guillem mentre balla oppure una registrazione in cui Alessandra Ferri è ballerina protagonista. Il mondo nonostante tutto concede ancora piccoli grandi miracoli.

 

noe2Cosa ne pensi del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?
Se un Paese considera la cultura e l’arte come qualcosa di accessorio alla vita, se premia chi non ha né competenza né spessore, se ruba i soldi ai poveri per privilegiare i ricchi, se si interessa ai giovani solo per questioni di marketing, non solo penso sia un Paese votato all’autodistruzione ma mi chiedo perché, nei confronti del settore musicale, dovrebbe riservare un trattamento diverso, più serio o rispettoso.
Oggi si ha la percezione che tutto debba essere fruito molto velocemente e che altrettanto velocemente possa essere dimenticato. Da una parte, i mezzi tecnologici, internet, rendono più democratica la produzione e la diffusione della musica, dall'altra parte l'offerta è troppa e non si ha più il tempo di apprezzare un artista, comprenderne il linguaggio, entrare nella complessità di un progetto. Il rischio è di svalutare la musica, ridurre la sua profondità e il modo di concepirla e di ascoltarla.Basta guardare come trattiamo le cose che ci circondano e come le consumiamo per comprendere che la crisi è di natura culturale oltre che economica, e che inevitabilmente si riflette e si rifletterà in tutti i settori.
Come scrive G. Anders in “L’Uomo è antiquato,vol 2: Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale” (1980): “l’umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via tratta anche se stessa come un’umanità da buttar via”.
La solidarietà forse potrebbe salvarci, anche in ambito musicale.

 

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”Migratory birds” è il frutto di amore e dedizione: INTERVISTA A VALERIA CAPUTO

 

Abbiamo contattao Valeria Caputo, bravissima cantante e compositrice che ha da poco pubblicato un album delicato ed estremamente dolce: "Migratory Birds". Scoprite cosa ci ha raccontato... 

 

migratoryChi è Valeria Caputo secondo Valeria Caputo?

Eh eh…bella domanda…direi impegnativa! Per me Valeria è una persona complicata anche nella sua interiorità, l’unico modo di “sbrogliarmi” è di esprimermi creativamente. E’ possibile che sia alla continua ricerca di vie di comunicazione alternative che by-passqino le parole…infatti, l’arte in sé esprime e sintetizza molti concetti  e  spiegarla è sempre riduttivo.

 

Come e quando ti sei accorta che i tempi erano maturi per poter intraprendere una carriera musicale?

I tempi non sono mai maturi. Ho cercato di “essere”…mi sono persa e ritrovata mille volte (e probabilmente continuerò a farlo)… guarda caso sono a mio agio solo quando posso esprimermi in un ambiente creativo e stimolante. Bene, basta dirselo! E’ questa la conquista più grande.
Una carriera musicale è il risultato di un percorso di vita. E’ un po’ come quando sei innamorato di una persona e non fai altro che pensarla, poi ti chiedono “quando hai deciso di innamorarti?”.

 

Da poco tempo è uscito il tuo nuovo album “Migratory birds”. Quali sono gli ingredienti di questo disco? Quali argomenti hai toccato?

Vediamo…non vorrei ripetermi…”Migratory birds” è il frutto di amore e dedizione…si, direi questi gli ingredienti principali…ma anche di un sentimento agrodolce tra malinconia e speranza…già.
Gli argomenti toccati vanno dalla sfera personale per arrivare a temi di più ampio respiro come la guerra e l’ingiustizia, l’abuso di potere e la schiavitù nelle sue varie forme (come in It’s Wrong).
Certo è che il tema del viaggio è centrale e che ”Migratory birds” è autentico…dalla prima stesura dei brani fino all’ultimo goccio di riverbero.

 

Come sono nate le canzoni (sia da un punto di vista testuale che per quanto riguarda gli arrangiamenti)?valecapu2

Beh, certe sono rivelazioni un po’ intime. Diciamo che mi piace raccontare che quando ho l’ispirazione per creare, sono presa da uno stato febbricitante in cui mi assento (o forse mi presento?)…per questo non mi è possibile del tutto accedervi, né lo voglio sapere.

Posso dire che un processo (solitamente e forse apparentemente) più lungo è dedicato i testi, sia per la questione “inglese”, sia per l’elaborazione che può spalmarsi nel tempo ad intermittenza. Lascio lavorare spesso il mio inconscio e poi, quando sento di essere pronta, scrivo. Altre volte musica e testo vanno di pari passo.

 


“Migratory birds” è un album delicato, soave, sognante, puro, straordinariamente emozionale, suggestivo (la lista degli aggettivi potrebbe andare avanti ancora per molto). Su tutto emerge l'uso della tua voce. Come riesci a 'modularla' all'interno dei singoli brani? Sono i brani che seguono la tua voce o viceversa?

E’ la melodia che guida l’idea musicale, certo anche la parte armonica vuole la sua attenzione!

Sono una cantautrice, quindi canto ciò che scrivo…direi che il concetto è chiaro. Sono io, che mi presento con la mia musica, con i mezzi che possiedo per comunicare. La voce è uno strumento primario, tanto istintivo quanto complesso che mi affascina e di fronte al quale mi pongo come davanti ad uno specchio. Indago le sue possibilità rispetto alle mie idee, per avere la possibilità di rivelarmi.

 

Da dove hai preso ispirazione per concepire questi brani?

L’ispirazione arriva. Potrebbe ad esempio generarsi dal mio tentativo di cogliere e fotografare attimi tanto piccoli quanto intensi che fanno parte della mia esperienza personale. Direi che sarebbe riduttivo entrare troppo nei dettagli…comunque spesso  lavoro per immagini…è una sorta di memoria visiva che mi guida nei diversi colori tra melodie ed accordi.

 

Quali sono i tuoi impegni futuri? Tour, collaborazioni, registrazioni?

Tra i miei impegni futuri, direi imminenti, c’è il tour “Migratory Birds” per la presentazione dell’album. Le date vengono costantemente aggiornate ed è possibile consultarle sul mio sito a questo link .

Alle collaborazioni sono sempre aperta e non nascondo che mi piacerebbe fare qualche esperienza come produttore…chissà, prima o poi!

 

 

caputo1Se dovessi consigliare tre artisti contemporanei (band, cantanti, scrittori, pittori, attori...) quali sono i primi tre nomi che ti vengono in mente?

Tra i contemporanei penso ad una grande donna e poetessa, alla quale ultimamente mi sto dedicando con alcuni approfondimenti, la cara Alda Merini. Un personaggio tanto delicato quanto intenso che non ha bisogno di presentazioni.
Penso poi ad un altro nostro contemporaneo a cui ho dedicato la parte scritta della mia tesi di laurea: Bruno Bozzetto…un creativo dei nostri tempi, una tra le punte di diamante in Italia, tutt’oggi in costante attività con la “Bozzetto Film” (http://www.bozzetto.com/). E’ possibile leggere un estratto della mia tesi che riguarda “la sonorizzazione nelle animazioni di B.Bozzetto, qui (http://www.musicaelettronica.it/recensioni/audiovedere-bruno-bozzetto/)
Il terzo a cui penso è Akira Kurosawa, da ragazzina fui letteralmente folgorata dal suo capolavoro assoluto, “Dreams”, che vidi al cinema e che mi ha aperto un mondo sulla cultura orientale che apprezzo molto. Un regista visionario e lungimirante che apre un immaginario tra il mistico e il fantastico che mi ha suggestionato ed ispirato molto con la sua poetica.

 

Cosa ne pensi del trattamento riservato oggi alla musica in Italia, dalla possibilità di emergere alle difficoltà nel trovare date per potersi esprimere?

La musica, come tante altre forme d’arte che fanno parte della nostra cultura, in Italia deve sgomitare un po’. La condizione dell’artista è sempre un po’ bistrattata e molto spesso è valutato più per la sua visibilità (a volte parliamo di fenomeni d’attrazione più che di artisti?) che per un senso critico sviluppato dal “potenziale fruitore contemporaneo”. Penso che una buona fascia di pubblico non sia stata sensibilizzata abbastanza proprio per le scarse occasioni che si hanno di entrare in contatto con forme di cultura e  per il costo che essa ha…un po’ anche per la diseducazione che la TV, nella stragrande maggioranza dei casi, ancora oggi trasmette. E’ anche vero che molte occasioni di usufruire di eventi gratuitamente non sono sfruttate abbastanza dalla popolazione…le persone sembrano impigrite e anche un po’ apatiche, per cui quelli che partecipano agli eventi culturali sono sempre i soliti e non c’è ricircolo. Spesso, è un nostro impegno cercare di coinvolgere il pubblico, ma anche le istituzioni hanno un preciso compito in questo senso. Non vorrei entrare in discorsi retorici per cui mi limiterò a fare una considerazione nei confronti di un nuovo fenomeno autentico e vivo che sta nascendo. Ho notato con piacere che i cittadini motivati (fossero anche sempre i soliti) “agiscono uniti” per una causa, molto spesso riguardante contenuti culturali, fino ad arrivare a coinvolgere le istituzioni. “La spinta dal basso” potrebbe rivoluzionare e riprendersi l’autorità di riconoscere, riavviare e ridare dignità a molte forme di espressione artistiche e comportarsi da esempio per risvegliare la coscienza dei cittadini più pigri. Sono certa che quando tutti ci impegneremo un po’ di più, la musica e in genere l’arte, senza escludere le occasioni di condivisione della cultura italiana, nelle loro forme più autentiche e oneste, non mancheranno di farsi sentire e di essere apprezzate…e non ultimo, di spazzare via le situazioni vendute, speculative e scorrette che oramai, personalmente, mi hanno saturata. Queste, organizzate ad hoc per “distrarci” e “distoglierci” dai temi e dalle occasioni “vere”  di condivisione trasmettono contenuti distorti, creano false forme di realtà, ci “scollano” dal vero sentire ipnotizzandoci con mezzucci e poco altro, non sono le uniche responsabili di questo “lassismo culturale”. Anche noi adulti, i genitori e i nonni, gli insegnanti e quanti più ne hanno coscienza, devono assumersi il compito di non lasciarsi andare, di amare i propri figli, amici, fratelli, nipoti e non abbandonarli in pasto a certe demenzialità. Con un po’ di amore in più per noi stessi possiamo ottenere molto più anche per il nostro prossimo.

 

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